C’è ancora domani della Cortellesi. Il primo voto delle donne

A tre anni dall'uscita del suo film, incontriamo Paola Cortellesi al salone del Libro di Torino dove ha presentato la sceneggiatura originale pubblicata in occasione della Festa della Repubblica
Una scena del film "C'è ancora domani" di Paola Cortellesi
Paola Cortellesi al firmacopie del Salone del libro di Torino
Paola Cortellesi al firmacopie del Salone del libro di Torino, 2026.

Paola Cortellesi al firmacopie del Salone del libro di Torino

Eccola Paola Cortellesi, al firmacopie del Salone del libro di Torino. Sorridente, entusiasta, comunicativa. A scambiarci due parole, dal vivo, è ancor più eccitante che vederla nel film. Ti dà la scossa, ti trasmette emozioni.

In occasione del 2 giugno è arrivata, infatti, in libreria la sceneggiatura di C’è ancora domani, pubblicata da Feltrinelli e firmata dalla regista e interprete del film insieme a Giulia Calenda e Furio Andreotti. Un’uscita che riporta inevitabilmente alla mente una delle immagini più forti del film: la lunga fila di donne davanti ai seggi nel 1946, alla vigilia di una giornata destinata a cambiare la storia italiana.

Uscito nel 2023 e diventato in pochi mesi un fenomeno culturale oltre che cinematograficoC’è ancora domani ha conquistato pubblico e critica con numeri inattesi. Esordio alla regia dell’attrice, il film è stato il maggiore incasso italiano del 2023 con oltre 36 milioni di euro al botteghino, diventando uno dei maggiori successi nella storia recente del cinema italiano. Ha ottenuto 19 candidature ai David di Donatello, vincendone sei, tra cui miglior esordio alla regia e miglior sceneggiatura originale, oltre al David dello spettatore. Ai Nastri d’Argento è stato inoltre proclamato film dell’anno.

Una scena del film "C'è ancora domani" di Paola Cortellesi
Un fotogramma del film “C’è ancora domani” di Paola Cortellesi. Foto foto di Claudio Iannone.

C’è ancora domani: un successo per nulla scontato

Un racconto ambientato nell’Italia del dopoguerra, attraversato da violenza domestica, disuguaglianze e subordinazione femminile, che è invece riuscito a parlare a tutti.

La stessa Cortellesi spiega così quell’inaspettata adesione del pubblico: «Ogni italiano, giovane o anziano, ha riconosciuto nel film un piccolo pezzo della propria famiglia. Non necessariamente la violenza, ma certi atteggiamenti verso ragazze e donne».

La scelta di chiudere il racconto sul primo voto femminile non nasce da una semplice ricostruzione storica.


«Mi piaceva che le donne e le ragazze di oggi sapessero da dove arriviamo, dalle nostre nonne e bisnonne. E’ importante ricordare che certi diritti non sono arrivati da soli e che la loro storia è molto più vicina a noi di quanto immaginiamo».

Copertina del libro "C’è ancora domani"

Perché C’è ancora domani racconta il passato, ma parla soprattutto del presente. E quella fila di donne davanti ai seggi, nel giugno del 1946, oggi ha anche uno sguardo verso il futuro. A distanza di tre anni dall’uscita del film, quella storia arriva ora in libreria nella sua forma originaria: la sceneggiatura da cui tutto è cominciato. E l’idea, suggerisce Paola Cortellesi, è che da qui in poi ciascuno possa immaginare il proprio C’è ancora domani. In fondo il cinema, prima ancora di diventare immagini, nasce sempre da una storia scritta e da qualcuno disposto a farla propria. E nell’introduzione lancia l’invito ai lettori:

Da qui in poi, fate il vostro film

Stringiamo le schede come biglietti damore

Le parole della giornalista Anna Garofalo (1903-1965) fotografano le emozioni di  tante donne che il 2 giugno 1946 per la prima volta votarono a livello nazionale nel referendum tra Monarchia e Repubblica e per l’Assemblea Costituente.

Oltre 12 milioni di donne (età minima 21 anni) andarono alle urne, con un’affluenza vicina al 90%, contribuendo ad eleggere 21 rappresentanti femminili (9 comuniste, 9 democristiane, 2 socialiste, 1 del Fronte dell’Uomo Qualunque) che entrarono nella Costituente e furono anche fondamentali per la scrittura della Costituzione.

Sebbene il 2 giugno sia la data simbolo, la prima volta in assoluto che le donne votarono fu nelle elezioni amministrative del 10 marzo 1946, grazie al decreto legislativo del 31 gennaio 1945 che permise alle donne con almeno 25 anni di età di poter eleggere e essere elette. Questa prima consultazione post bellica – tra l’altro – ha visto le prime sei sindache donne elette in Italia (tra Sardegna, Marche, Veneto, Emilia-Romagna, Calabria). 

Anna Garofalo

Anna Garofalo  (1903-1965)
Anna Garofalo  (1903-1965)

Scomparsa a soli 62 anni, Anna Garofalo, romana, è stata giornalista antifascista di matrice laica e liberale la cui straordinaria vicenda professionale è ingiustamente poco conosciuta. A soli 15 anni si dedica alla cura dei soldati mutilati della Grande Guerra, come infermiera volontaria e collabora a Il Mondo di Giovanni Amendola, fino alla sua soppressione nel 1926. Il libro che l’ha fatta maggiormente conoscere e apprezzare è Litaliana in Italia, in cui racconta la sua esperienza come conduttrice radiofonica della trasmissione Parole di una donna, voluta dalle forze alleate e andata in onda dal settembre 1944, per tre giorni alla settimana. La trasmissione ospitò e diede voce a tutte le donne, madri, mogli, sorelle, che, durante la guerra attendevano il ritorno dei propri uomini e intanto mandavano avanti la famiglia, facevano la fila alle fontane, tagliavano i bollini delle tessere e cucinavano con il carbone. Lei stessa visse con angoscia quegli anni temendo per suo figlio al fronte. 
Il tema del suffragio ricoprì un posto centrale fin dalle prime puntate nella trasmissione. Anna Garofalo era convinta  che, nonostante la dittatura fascista fosse finita, le donne si sarebbero trovate a lungo in un ruolo subalterno, prigioniere della mentalità patriarcale e maschilista, ormai radicata nel Paese. Nonostante la censura di stampo cattolico subita nel 1948 ad opera della Democrazia Cristiana che la osteggiò apertamente relegandola in un orario sfavorevole e riducendone la frequenza, Garofalo proseguì con la conduzione della sua rubrica continuando a occuparsi di divorzio, di violenza sulle donne, di adulterio, di prostituzione, di disuguaglianza dei coniugi nel codice civile, di dramma dei figli illegittimi, di sperequazione salariale e delle discriminazioni di genere sul lavoro fino alla morte, avvenuta a Roma il 21 febbraio 1965.

Così Anna Garofalo racconta le emozioni di quel giorno

Una lunghissima attesa davanti ai seggi elettorali. Sembra di essere tornate alle code per l’acqua, per i generi razionati. Abbiamo tutti nel petto un vuoto da giorni d’esame, ripassiamo mentalmente la lezione: quel simbolo, quel segno, una crocetta accanto a quel nome. Stringiamo le schede come biglietti d’amore. Si vedono molti sgabelli pieghevoli infilati al braccio di donne timorose di stancarsi e molte tasche gonfie per il pacchetto della colazione. Le conversazioni che nascono tra uomini e donne hanno un tono diverso, da pari.

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