Viviamo in un periodo della storia mondiale senza pace, dominato da una continua crescita di violenza, che si manifesta a tutti i livelli e in ogni ambito. L’umanità – quella occidentale – sembra regredire, scivolando verso una preistoria dei diritti. Le relazioni tra persone, popoli, istituzioni sono sempre più regolate dal principio della forza e della difesa a oltranza e ad ogni costo, dei propri esclusivi interessi, anche quando questo è sfacciatamente ingiusto e miope. Il lento e difficile percorso dell’umanità verso un mondo più giusto, regolato da diritti e fondato su valori comuni, da speranze e utopie, sembra essere spazzato via da un cinismo annichilente e ignorante.
Un moderno umanesimo
Sperimentiamo ogni giorno una crescente difficoltà di dialogo e di incontro. Le nuove tecnologie e la globalizzazione, accolte come una promessa di un futuro migliore, senza la consapevolezza dei loro limiti, sono diventate generatori di solitudini, disuguaglianze e rabbia incontrollata. Uscire da questo pozzo nero in cui siamo caduti è la sfida alla quale oggi siamo tutti chiamati. Per farlo dobbiamo ripartire dalla vita che conduciamo tutti i giorni. Ricostruendo la capacità di confrontarci, gli uni di fronte agli altri, senza necessariamente trovare un accordo, ma con l’umiltà intellettuale dell’ascolto dell’altro, della difesa dei diritti primari di ogni essere umano, della ricerca del bene comune.
Gli esempi ci sono
Dobbiamo gettare le fondamenta di un moderno umanesimo, partendo dalle nostre radici comuni, che esistono e vanno vissute. Noi queste radici le abbiamo trovate in due storie lontanissime nel tempo, ma unite nei valori. Nel Consiglio straordinario sulla pace nel Municipio 5, tenutosi poche settimane fa, dove sono sfilate le bandiere del mondo e si sono incontrati i rappresentanti di popoli e religioni per dire tutti insieme Sì al dialogo, No alla violenza; e nel ricordo del referendum del 2 giugno del ‘46, tappa fondamentale dello straordinario percorso umano e politico, su cui è stata costruita la nostra democrazia.
Due esempi di speranza, forza e dialogo e di come, pur nelle differenze, si può costruire la pace.

