Il Municipio 5 di Milano si conferma un punto di riferimento per la promozione dei valori universali di solidarietà e unione tra i popoli. Sabato 9 maggio, il giardino di via Tibaldi ha ospitato un’intensa cerimonia dedicata alla pace, capace di riunire importanti figure del panorama culturale e istituzionale milanese.
L’evento rappresenta il culmine di un percorso di sensibilizzazione già avviato sul territorio, come abbiamo raccontato nel nostro precedente articolo sulla pace in 16 lingue e con 196 bandiere.

I simboli dell’evento: la Stele della pace e la sfilata delle bandiere
La mattinata ha visto alternarsi momenti di fortissimo impatto emotivo e simbolico, pensati per lasciare un segno permanente nella comunità:
- L’inaugurazione della Stele della pace: Un monumento permanente posizionato all’ingresso del Municipio 5. La stele riporta un messaggio di fratellanza universale tradotto in 16 lingue diverse. Per garantire la massima inclusività, il testo è stato integrato con i simboli della CAA (Comunicazione Aumentativa Alternativa).
- La Cerimonia Mondiale della Bandiera della Pace: promosso dal movimento internazionale “May Peace Prevail On Earth”, questo rito ha visto sfilare le bandiere di tutte le nazioni del mondo. Un’azione simbolica potente, che celebra l’unità della famiglia umana oltre ogni confine geopolitico, religioso o ideologico.

@ Denise Prandini fotografia.
Accessibilità e inclusione: la cerimonia in LIS
Un aspetto dell’iniziativa è stata l’attenzione all’abbattimento delle barriere comunicative. L’intero evento è stato infatti reso accessibile a tutti i cittadini grazie alla traduzione integrale in LIS (Lingua dei Segni Italiana), confermando l’impegno del Municipio 5 per un’inclusione reale e senza esclusioni.
Le voci delle istituzioni: “Sì al dialogo, No alla violenza”
Nel corso della mattinata si sono susseguiti numerosi e importanti interventi. Tra le voci principali che hanno animato il dibattito: Elena Buscemi, presidente del Consiglio comunale di Milano e Gabriele Nissim, presidente della Fondazione Gariwo.
Tutti i relatori hanno concordato su un punto fondamentale: la necessità urgente di far sentire, forte e chiara, la voce di chi dice Sì al dialogo e No alla violenza, partendo proprio dai quartieri e dalle comunità locali per costruire una cultura della pace globale.

@ Denise Prandini fotografia.

