È quanto afferma all’indomani della vittoria dei NO al referendum Federica Borrelli, figlia di Francesco Saverio Borrelli, ricordando il padre e il suo famoso discorso all’inaugurazione dell’anno giudiziario del 2002.
Per chi è convinto che la vittoria del No sia uno scudo a protezione della Costituzione e dell’indipendenza della Magistratura è difficile trattenere la commozione, riascoltando le parole di Francesco Saverio Borrelli, il mite ma determinatissimo e severo Procuratore Capo che diresse le indagini dei PM di Mani Pulite a Milano.

Pronunciate all’inaugurazione dell’anno giudiziario del 2002, indicarono una “linea del Piave” da non superare, e si chiusero con la celeberrima esortazione dal valore così fortemente simbolico: quel “Resistere, resistere, resistere” ripetuto tre volte, concludendo a braccio il discorso appena letto. Non a caso il video che proponiamo dopo il voto per il referendum sta girando in modo virale sul web, dove noi stessi l’abbiamo ricevuto.
Sul Piave è stato fermato lo straniero, dove però questa volta lo straniero non era né l’esercito nemico né il migrante spaventa-votanti evocato mille volte dalla destra.
Era una inutile, mal costruita proposta di separazione delle carriere volta soprattutto a indebolire l’autonomia dei magistrati dagli altri poteri dello Stato. Che quindi rischiava di manomettere un cardine della democrazia costituzionale, senza risolvere nessuno dei veri problemi del sistema giudiziario.
LA GIUSTIZIA UGUALE PER TUTTI NON È “GIUSTIZIALISMO”
Il pensiero di molti cittadini amanti non certo del “giustizialismo”, ma della “giustizia uguale per tutti” è andato così a quel discorso e al magistrato scomparso il 20 luglio del 2019. Ce ne fa testimonianza la figlia, Federica Borrelli, che ha ricevuto molte telefonate e messaggi di amici, conoscenti e gente comune:

«Mi hanno detto di aver votato No anche per mio padre. Con il voto di domenica – commenta – i votanti hanno difeso la Costituzione così come voluta dalle Madri e dai Padri Costituenti nel 1948, all’indomani della fine del conflitto mondiale e della caduta della monarchia. I cittadini hanno riconosciuto l’importanza del voto, e questo dopo anni di assenteismo è già un indicatore importante ed è il secondo motivo che rende questo No degno di analisi da parte degli osservatori. La riforma annunciata, o meglio minacciata, portava con sé l’innegabile seme dell’intento punitivo verso una magistratura, non al massimo dell’efficienza, ma sicuramente indipendente. Anzi niente aveva a che fare con la tanto sbandierata efficienza».
NEL CONFRONTO TRA LE LISTE ANCHE IL FERMENTO DELLE IDEE
«Se l’intento – prosegue Federica Borrelli – era quello di correggere il sistema elettorale del CSM introducendo il principio del sorteggio – primordiale e barbaro strumento – e di spacciare come progresso la soppressione delle correnti, torna di nuovo estremamente attuale il concetto espresso da mio padre in quel discorso del 2002.
C’è chi evidentemente vuole ignorare “i ricchi fermenti di riflessione che tutte le liste delle varie correnti hanno immesso nella vita della magistratura”, a costo di aprire la strada “a pratiche occulte di intesa per il coagulo di voti su candidature di fatto”, leggi l’estrazione dei laici preventivamente scelti dal potere governativo».
«Gli italiani hanno detto NO – conclude la figlia del magistrato – allo stravolgimento degli articoli che assicurano al Paese la divisione dei poteri, divisione fortemente sancita e voluta dai Costituenti che uscivano da una dittatura. E hanno ribadito che la Costituzione resiste e non si tocca. Io ne sono orgogliosa, come sono orgogliosa di mio padre che su questa Costituzione ha giurato».
