Rinasce la Cascina Annone sul Naviglio Pavese 

Intervista a Cesare Fedeli, giovane conduttore della Cascina Battivacco e recente proprietario della Cascina Annone

Il complesso della cascina Annone dal Ponte Annone. In fondo la casa padronale ristrutturata (F. Mochi)

La Cascina Annone è da pochi anni parte di un sistema agricolo che produce varietà di riso con tecniche ecocompatibili, sia a marchio Ca’ Granda a sostegno dell’Ospedale Maggiore sia utilizzato da Milano Ristorazione per i pasti nelle scuole. Abbiamo intervistato Cesare Fedeli, giovane agricoltore la cui famiglia è affittuaria da diverse generazione della Cascina Battivacco e recente proprietario della Cascina Annone, un complesso rurale del Settecento.

Cesare Fedeli, per quale motivo avete acquistato il complesso rurale Annone?

«È dal 2007 che noi come azienda agricola Battivacco conducevamo in affitto la Cascina Annone. Purtroppo, la proprietaria Yoko Nagae Ceschina (arpista giapponese, ereditiera di un patrimonio immenso e filantropa di musicisti – Ndr.) non mostrò alcun interesse a investire nel mantenimento delle strutture. Noi come affittuari ci siamo dovuti attenere alle disposizioni della proprietà manutenendo le strutture che ci occorrevano.

Nelle altre porzioni della cascina c’era il problema amianto: la proprietà lo eliminò senza rimontare la copertura e così la stalla che utilizzavamo come magazzino andò in rovina». Quando la contessa Ceschina morì nel 2015, lasciò in eredità al Maestro russo Valerij Gergiev (direttore artistico e generale del Teatro Mariinsky di San Pietroburgo – Ndr.) un patrimonio enorme, centinaia di milioni di euro sparsi in tutta Italia, compreso un paio di aziende agricole, tra cui appunto l’Annone.

Per qualche anno siamo andati avanti come affittuari, finché il Maestro non manifestò l’interesse a venderla. Abbiamo avuto la fortuna di andare d’accordo, anche se burocraticamente fu complicato perché il Maestro è di nazionalità russa, e da allora continuiamo a condurre l’azienda Annone da proprietari».

I ruderi della cascina Annone (F. Mochi)
I resti delle stalle basse (F. Mochi)

Che interventi avete fatto sulla cascina Annone?

«Siamo intervenuti d’urgenza sul tetto della casa padronale per evitare il rischio di crollo dell’intera struttura e abbiamo sistemato le facciate. Le strutture produttive erano già state da noi mantenute negli anni, mentre tutto il resto è crollato. Noi come “famigliona” di agricoltori – ho cinque figli tra i 2 e i 12 anni– che vive del proprio lavoro abbiamo un progetto di vita che è quello di preservare la vocazione agricola del podere e intendiamo ristrutturare tutta la cascina, per utilizzarla come centro aziendale agricolo».

La casa padronale della Cascina Annone lungo il Naviglio Pavese (F. Mochi)

Prosegue quindi con la coltivazione del riso?

«È la nostra storia e quella della cascina che ce lo chiede e a cui noi rispondiamo con entusiasmo. La Battivacco è di proprietà della Fondazione Patrimonio Ca’ Granda, ente senza scopo di lucro dell’Ospedale Maggiore, delegato a gestirne il patrimonio immobiliare.

È dal 1909 che la famiglia Fedeli, attraverso più generazioni, è affittuaria di diverse proprietà della Fondazione, e dal 1965 anche della Battivacco. L’ospedale Ca’ Granda è oggi il più grande proprietario rurale d’Italia: ha una storia iniziata nel Cinquecento con gli Sforza ed è il primo esempio di Sanità pubblica al mondo.

Campo di riso della Cascina Battivacco in autunno, dopo la raccolta (F. Mochi)

Per tradizione, da allora, le ricche famiglie milanesi donano in vita o in eredità all’ospedale dei fondi agricoli per contribuire al sostentamento dei poveri ammalati, consegnando in quota di affitto una parte dei prodotti agricoli. Sapere che l’affitto corrisposto alla Fondazione viene utilizzato per migliorare le strutture, per rendere più umane e più fruibili le cure, ci rende molto fieri.

Producete riso anche a Marchio Ca’ Granda

«Sì, oggi il legame è ancora più stretto grazie a un progetto condiviso con la Fondazione: una parte del riso che produciamo e lavoriamo viene commercializzato a marchio Ca’ Granda presso i supermercati Esselunga d’Italia e un’altra parte da Milano Ristorazione. E la Fondazione riceve in cambio le royalty per l’utilizzo del marchio a ulteriore beneficio dell’ospedale».

Maturazione del riso (F. Mochi)

Possiamo rassicurarci anche sul futuro della Cascina Annone?

«Certamente, per noi il terreno agricolo è un bene assoluto. Con l’acquisizione della cascina Annone, arriviamo a condurre circa 300 ettari principalmente a riso. Inoltre oggi facciamo parte di una nuova realtà, la cooperativa Milano Sementi, orgogliosamente italiana e milanese, per la produzione ed esportazione di riso da seme in tutto il mondo. Abbiamo la fortuna di risiedere a Milano, Comune che a oggi tutela la sua agricoltura e ha interesse a recuperare le cascine, mentre fuori Milano c’è il Far West col rischio inaccettabile di distruggere un tessuto agricolo che dura da millenni».

Milano mantiene una vocazione agricola?

«Il Parco Sud ha mantenuto nei dintorni di Milano la sua vocazione agricola, a differenza del Parco Nord. Dentro e intorno a Milano ci sono aziende agricole in piena attività che non hanno nulla da invidiare a quelle della Lomellina o del Pavese per la grande disponibilità di acqua proveniente dai Navigli. Navigli che non furono costruiti per far da cornice all’aperitivo del sabato sera, ma per il trasporto e per l’uso irriguo dell’acqua. Se a Milano sono tuttora in attività, è grazie al ruolo dell’agricoltura in una città che sta diventando una metropoli internazionale».

Canale d’acqua per l’irrigazione delle risaie proveniente del Naviglio (F. Mochi)
Bloccare gli impianti solari nel Parco agricolo sud Milano
Attualmente, il principale problema intorno a Milano e all’interno del Parco Sud, secondo l’agricoltore Cesare Fedeli, deriva dalle speculazioni sugli impianti solari su terreno agricolo. 
Difatti queste imponenti centrali solari comportano tutta una serie di infrastrutture, quali elettrodotti, centrali, cabine di media tensione e strade che inevitabilmente vanno a impattare non solo sul fondo stesso, ma anche su tutte le aree circostanti.
Il pericolo, quindi, è che si distrugga un tessuto agricolo millenario e si fomenti una forte speculazione sui prezzi d’affitto dei terreni agricoli. Di seguito le parole dell’agricoltore Fedeli:

«Milano è un comune che a oggi tutela e mantiene la sua agricoltura, come è successo anche con la cascina Campazzo. Fuori Milano invece c’è il Far West. È importante che questi progetti vengano bloccati e che tutte le istituzioni chiariscano che prima di andare a toccare un metro quadro di terreno agricolo occorre terminare di consumare tutto ciò che è stato urbanizzato. È demenziale avere delle aree industriali dismesse e vedere costruire di fianco centrali solari andando a rovinare altro terreno agricolo. È inaccettabile!»

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