I consigli di Michele Mozzati per godersi le Olimpiadi invernali al meglio senza uscire di casa

Di Michele Mozzati
Olimpiadi invernali. Le ospiteremo dal 6 al 22 febbraio, mi pare. Di certo, con tutto il rispetto per il luogo, non andrò a vederle a Cortina e, cosa un po’ più grave, da milanese non andrò a vedere vivo/live il pattinaggio artistico e forse neppure lo short track, due specialità simili e opposte che saranno ospitate qui in città.
Mi divanerò davanti alla tv
Divanarsi.Meraviglioso neologismo accettato a malapena dalla Treccani che cita, come sdoganatore (altro neologismo) del verbo riflessivo divanarsi, lo scrittore Roberto Duiz su La Stampa: “Abbastanza diffuso è il viaggiatore ‘divanato’, quello cioè che deambula per il globo attraverso i viaggi che altri hanno fatto e raccontato nei libri”. Ecco, io farò come dice Duiz, ma questa volta senza libri: divanato davanti alla tv. E sarà una divanazione (o un divanamento?) estrema, perché non ci sarà neanche troppo tifo. Immagino che nello short track noi italiani non gareggeremo per il podio. Quindi la mia parte di spettatore sarà orientata al bello della gara, una volta tanto. Niente ansie da campionato di calcio, da Azzurre del volley o da partite dell’Olimpia nel basket.
Mi godrò spaparanzato davanti alla tv, accarezzato da un gin tonic Mare e con la scusa di non essere più un pischello, una manciata di ragazzotti – in realtà formidabili atleti! – che sgomitandosi virtualmente a sangue volano senza freni sui pattini a 50 – 60 km all’ora, sfiancandosi a vicenda in curve impossibili. Bellezza dello short track. In Nord Europa, Olanda soprattutto, questa è una specialità amatissima, e io, avendo due figli metà italiani e metà olandesi, non posso che esserne complice.

Il curling alle Olimpiadi invernali sì e le bocce alle Olimpiadi classiche no!
Divanato, incuriosito da molteplici specialità “olimpinvernali” (si dirà così?) tornerò a cercar di capire l’eterno dilemma del curling, a partire dal perché il curling alle Olimpiadi invernali sì e le bocce alle Olimpiadi classiche no. La differenza lo farà quel divertente spazzettamento davanti al boccione che viaggia sul ghiaccio? E a cercare di dare un perché al biathlon, a farmelo se non proprio piacere, accettare. Non so se sono del tutto contro la caccia, ma certamente sono del tutto contro la guerra: a me le armi mi fanno schifo. E lo scrivo calcando sul me-mi per far capire bene che schifo vuol dire proprio schifo-schifo. Grande rispetto per chi si smazzola chilometri e chilometri di fondo; meno entusiasmo per chi lo fa con il fucile in spalla. Mi fa venire in mente la povera Groenlandia di questi mesi e rabbrividisco, non solo per il freddo.

Hockey su ghiaccio
Divanato mi guarderò l’hockey su ghiaccio. Anzi, forse qualche partita, se come credo la faranno in città, andrò a vederla memore della mia infanzia, quando mio padre mi portava orgoglioso a tifare per i Diavoli, la squadra di hockey di quella nostra Milano di porta Vittoria. Giocavano al Palazzo del Ghiaccio, che già dal nome pareva una favola dei fratelli Grimm. Tornavo a casa con le mani congelate, ma orgoglioso di aver visto ragazzi con la faccia quasi sempre per bene, darsi mazzate di santa ragione. Senza che mio padre mi dicesse: “Non farti fregare dalle apparenze: son dei mezzi delinquenti!”. Anzi, più si menavano e più era contento. Poi, guardando con lui alla tv la box di Benvenuti, Loi e Mazzinghi, ho imparato che ce le si può dare di santa ragione, se per sport e con regole severe. Sempre mio papà, ogni volta che un pugile andava a tappeto, diceva: “Che sberla”! E mentre dentro di me mi domandavo perché diceva sberla se era un pugno, mio padre aggiungeva severo: “Tu però non farlo mai!”.
Infatti non ho mai tirato di box. Oddio, qualche cazzotto alle mie sorelle, che erano più grandi di me, l’ho dato. Ma ne ho sempre presi il doppio. Damm a trà: meglio starsene divanati a vederci le nostre ragazze farsi belle tra discese libere e slalom…

