Il 2025 non è stato un anno normale. Non lo è stato per chi ha cercato di dormire durante le notti estive e non lo è stato per chi, a dicembre, ha riposto il cappotto in soffitta
di Fabio Ranfi
I dati pubblicati dalla Fondazione Osservatorio Meteo Milano Duomo ci dicono che quello che abbiamo vissuto non è un’impressione soggettiva, ma è una nuova realtà.

Tre anni sul podio
Il 2025 si è piazzato al terzo posto tra gli anni più caldi di sempre. Davanti a lui solo il 2022 e il 2023. Il dato quindi dovrebbe farci riflettere: tre degli ultimi 4 anni sono i più caldi della storia milanese. Non siamo di fronte a un’anomalia isolata, ma a una tendenza consolidata.
La temperatura media in centro città ha raggiunto i 16,4°C. È un valore di 1,5°C superiore alla media degli ultimi 30 anni. Se guardiamo più indietro, al periodo 1960-1990, l’incremento sfiora i 3°C. È un balzo in avanti che cambia il volto della città e le nostre abitudini.
Il record di dicembre
Il dato più impressionante riguarda il mese appena concluso. Dicembre 2025 è stato il più caldo degli ultimi 129 anni. Se consultiamo i registri storici di Milano Brera, che documentano il clima della città da quasi tre secoli, il risultato non cambia. Non si era mai visto un dicembre così in 300 anni di storia.
Il riscaldamento nella Pianura Padana corre veloce. Mentre il resto del pianeta segna un aumento medio di 1,5°C, la nostra area ha già raggiunto i 3°C rispetto al secolo scorso. Siamo l’epicentro di un cambiamento accelerato.
Il sonno perduto e le notti tropicali
C’è un numero che spiega meglio di altri l’impatto sulla nostra salute: 73. Sono le notti tropicali registrate nel 2025. Settantatré notti in cui il termometro non è mai sceso sotto i 20°C.
Per l’organismo significa non avere tregua. Il riposo diventa difficile, la salubrità del sonno diminuisce, lo stress termico aumenta. Non è più solo una questione di fastidio, ma di salute pubblica, specialmente per le fasce più fragili della popolazione urbana.
Il paradosso dell’acqua
A prima vista, i numeri del 2025 potrebbero sembrare rassicuranti: sono caduti complessivamente 1058,5 mm di pioggia, un valore superiore ai 936,6 mm della media storica (CLINO 1991-2020). Ma la media nasconde un andamento profondamente discontinuo e preoccupante.

Il dato reale non è la quantità, ma la violenza e l’irregolarità. Abbiamo assistito a un’alternanza estrema tra lunghi periodi di siccità e “bombe d’acqua” concentrate in poche ore. Basti pensare al mese di agosto: sono caduti 254,3 mm di pioggia (contro una media attesa di soli 77 mm), rendendolo uno degli agosto più piovosi di sempre. Di questi, ben 110 mm — ovvero più dell’intero quantitativo che dovrebbe cadere in un mese — si sono scaricati sulla città nella sola giornata del 20 agosto.
Meno giorni, più intensità
Sebbene gli 82 giorni di pioggia totali siano in linea con la media, la loro distribuzione è stata “a singhiozzo”. Abbiamo vissuto lunghi periodi senza una goccia d’acqua: 24 giorni consecutivi tra maggio e giugno, 20 giorni tra marzo e aprile, e altri 17 giorni ad agosto.
Quando la pioggia è tornata, lo ha fatto con una carica energetica fuori scala. Il 22 settembre, ad esempio, la stazione di Milano Bovisa ha registrato 126 mm in un solo giorno, causando disagi idraulici significativi.

La grandine: 5 episodi di allerta
In questo contesto di instabilità, la grandine è diventata un ospite frequente. Milano Centro ha registrato 5 episodi grandinigeni nel corso dell’anno. Già il 14 febbraio 2025 un rovescio di graupel (neve tonda) aveva imbiancato la città, segnando l’inizio di un anno caratterizzato da fenomeni temporaleschi localizzati ma molto intensi. Questa frequenza conferma come l’eccesso di calore accumulato (con temperature medie di 16,4°C nel centro città) fornisca il carburante necessario per trasformare una normale perturbazione in un evento severo.
Eccezionalmente normale
Christian Brambilla di CH Meteo e membro del Centro Meteo Lombardo commenta i dati guardando agli effetti locali: «Osservando i numeri si capisce quanto il fenomeno del riscaldamento globale abbia i maggiori effetti sull’Italia ed in particolare sulle metropoli come Milano. Quello che preoccupa è la forte accelerazione dell’aumento delle temperature ma anche quello dei fenomeni estremi, che rendono vulnerabile la popolazione. È quanto mai necessario mettere in atto strumenti concreti che mitighino questo fenomeno, come la piantumazione di nuovi alberi, lo stop al consumo di suolo, la depavimentazione […] Solo con queste misure si riuscirà a mantenere vivibile una città come Milano anche nel prossimo futuro√.
Il 2025 ci lascia in eredità la consapevolezza che il clima di Milano è cambiato profondamente. I numeri servono a questo: a dare un nome ai fenomeni e a smontare l’idea che si tratti “solo di bel tempo”.
L’anno appena concluso ci dice che l’eccezionalità è diventata la norma. Gestire questa nuova normalità sarà la sfida principale sia per chi amministra il territorio sia per chi lo abita.
