Il sindaco Sala ammette la colpa della politica sull’astensionismo: il problema è il ritiro dalla vita comune

Nel discorso di Sant’Ambrogio, il sindaco Beppe Sala parla di un’astensione più profonda di quella dalle urne e, senza usare la parola “colpa”, mette sotto esame anche la politica e se stesso

Sindaco Beppe Sala.

Ogni anno, il giorno di Sant’Ambrogio porta con sé un rito preciso: il Teatro Dal Verme, le storie di chi si impegna, la città che si riconosce nei suoi esempi migliori e la lista dei premiati con l’Ambrogino d’Oro. Questa volta, però, il discorso del Sindaco si è allontanato subito dalla linea celebrativa. Invece di limitarsi agli elogi, Sala ha aperto una diagnosi severa, quasi una correzione di prospettiva sull’immagine che Milano ha di sé. Dentro una cornice pensata per lodare, ha descritto una città che si ritira, che resta ai margini, che fatica a riconoscersi nei propri doveri quotidiani. E ha riconosciuto che parte di questa distanza è responsabilità della politica stessa.

Astensionismo politico e assunzione di responsabilità

L’astensionismo al voto è il primo segnale. Sala non si limita a registrarlo: ne attribuisce le cause ad anni di sfiducia, linguaggi lontani, riti politici percepiti come estranei.

«E non sarò io a negare la responsabilità della politica e di noi politici» continua il Sindaco. In maniera sobria, ma diretta, ammette la colpa senza nominarla.

Una presa d’atto che non si sente spesso in una cerimonia pubblica, men che meno in un momento simbolico come Sant’Ambrogio, e inoltre Sala non resta sulla superficie politica. L’astensionismo alle urne è solo il sintomo più visibile di qualcosa di più profondo: un ritiro generale dalla vita comune. «Un astensionismo dalla socialità nel suo complesso», dice. Sala racconta di una società assorbita dai social più che dalla realtà, di ruoli che si indeboliscono, di adulti che faticano a essere riferimento, di scelte – come quella di avere figli – rimandate per mancanza non solo di risorse, ma di fiducia nel futuro. È la descrizione di una Milano che partecipa meno, decide meno, si espone meno.

Una responsabilità divisa tra istituzioni e cittadini

Dopo avere riconosciuto il ruolo della politica nella costruzione della distanza, Sala sposta il discorso su un piano più ampio – condividendo o forse diluendo le responsabilità – interpellando i cittadini a cui chiede ciò che chiede a se stesso: la disponibilità a tornare dentro il proprio ruolo, a non delegare, a non rifugiarsi nel benaltrismo o nello scaricabarile. «Che nessuno si astenga dal fare il proprio dovere», afferma. La politica deve rientrare in contatto con le persone reali; le persone devono smettere di considerarsi spettatrici delle vicende della città.

Quando i bravi singoli non bastano più

A un certo punto del discorso, Sala introduce un elemento che sposta l’attenzione dal comportamento dei singoli al contesto in cui quei comportamenti si muovono. Dice che “non basta” che ognuno faccia bene la propria parte, perché quel capitale comune che permetteva agli sforzi individuali di trasformarsi in qualcosa di condiviso è stato consumato. Anche chi si impegna rischia di lavorare in un vuoto, senza una rete che raccolga e moltiplichi quell’impegno. È un modo gentile per ricordare che le qualità personali, da sole, non tengono insieme una comunità: servono legami, luoghi, un terreno che permetta ai gesti di diventare qualcosa che riguarda più di una persona.

«Abbiamo dilapidato quel capitale», dice Sala, riferendosi al patrimonio comune di fiducia, legami e appartenenze che una città deve avere per reggere. Anche chi fa la propria parte rischia di sentirsi isolato se attorno non c’è un tessuto capace di accogliere e moltiplicare quell’impegno. 

Gli Ambrogini come esempio di presenza

In questo quadro, i premiati assumono un ruolo diverso dal solito. Non sono semplicemente figure meritevoli; diventano la prova che l’astensione non è inevitabile. Sala riprende le parole dell’arcivescovo Delpini: la casa non cade perché qualcuno si fa avanti ad aggiustarla. I premiati mostrano cosa significa non astenersi: assumersi un pezzo della casa comune, non tirarsi indietro quando tutto sembrerebbe spingere nella direzione opposta.

«C’è ancora molto da fare, molto» conclude Sala. È il punto finale coerente di un ragionamento che identifica una frattura, ne riconosce le cause politiche e sociali, e chiede alla città di non restare ferma. Milano ha ancora persone che riparano la casa comune, ma ha anche una parte crescente che si ritira. La sfida è tutta in questo equilibrio.

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